Può esserci più umiltà nel ricevere che nel donare

Si pensa che sia  preferibile ricevere piuttosto che donare, spesso invece è più facile dare che ricevere. Molte volte non sono gli altri a non essere generosi e disponibili nei nostri confronti, ma siamo noi a non dare loro l’opportunità di esserlo.

Il più delle volte  il non voler ricevere deriva da una forma di superbia, per non volersi dimostrare “debole” nell’ accettare, altre volte è il sintomo di qualcosa che in passato ci ha colpito e che  ci ha fatto soffrire, come per esempio  l’idea di non esserne meritevoli, in quanto siamo stati abituati al “ricatto” di poter avere qualcosa soltanto come un premio per aver compiuto una buona azione. Oppure non vogliamo sentirci in debito o in obbligo di ricambiare e non vogliamo sentirci a disagio,  se non lo facciamo, oppure pensiamo che  chi ci dà qualcosa non lo faccia incondizionatamente, ma per farsi accettare o per altre finalità, che pensiamo ci possano condizionare in futuro.

“Meglio dare che prendere; ma talvolta può esserci più umiltà nel ricevere che nel donare”: diceva il filosofo Soren Kierkegaard. Nel ricevere infatti ci può essere più umiltà,  nel senso che, accettando   in modo  disponibile ed accondiscendente ciò che ci viene dato dagli altri,  rifuggiamo da ogni forma di orgoglio, di emulazione o di sopraffazione, rifuggiamo soprattutto dall’ idea di essere onnipotenti e di essere sufficienti a noi stessi e perciò  di non  aver bisogno di niente e di nessuno.

Noi siamo degli individui, ma anche delle persone, la cui esistenza si basa anche sulla relazione con le altre persone e, perché una relazione sia sana, ci deve essere uno scambio ed una reciprocità  nel dare e nell’ avere.  Dobbiamo perciò permettere a noi stessi di ricevere ciò che gli altri vogliono donarci, per godercelo e per rispettare le decisioni e la volontà di ciascuno.

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