La timidezza non è un handicap

Una società, come la nostra,  che enfatizza l’ audacia e la sfrontatezza,  non esita a  bollare la timidezza, come se fosse un handicap, che deve essere superato o corretto.

La timidezza invece è  un problema solo se ha delle gravi ricadute sulla vita, quando per esempio ostacola pesantemente le relazioni umane o quando crea serie difficoltà in ambito privato e lavorativo.

E’  un aspetto della personalità e, come tutto ciò che appartiene all’uomo, deve essere accettato e capito.

Se pensiamo che la parola “timidezza” deriva dal latino “timere”, che significa aver timore, ci rendiamo conto che è collegata alla paura. Chi è timido ha  paura infatti di ciò che non  conosce, di non essere all’ altezza della situazione, di non sapere cosa fare,  di non piacere, di essere giudicato male dagli altri. La paura è una risposta emotiva, che è molto  temuta, ma che può essere molto utile, in quanto è un sistema adattivo, che in molti casi può anche favorire la sopravvivenza dell’individuo.

La timidezza, che in senso lato è la paura,  può essere, quindi,  molto vantaggiosa e funzionale al nostro vivere. Può diventare infatti  “ un meccanismo di difesa contro il pericolo di venir respinti nell’ incontro, di venir svalutati dal rifiuto”, come scrive il sociologo Francesco Alberoni.
Le persone timide infatti  vorrebbero conformarsi spesso ad un’immagine sociale, che ci vuole tutti arditi e brillanti, ma la timidezza interviene a proteggerle dall’ adesione a quei modelli sociali, che non coincidono con gli aspetti del loro carattere e della loro personalità.

La timidezza quindi non deve essere vissuta come un problema da risolvere, ma come una caratteristica del carattere, che deve essere valorizzata. Essere timidi infatti sta diventando  sinonimo di maggiore predisposizione alla riflessione, di introversione,di riflessione, di capacità di  ascolto e di dolcezza.

Sono queste delle caratteristiche, che certamente non sono  di poco valore!

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