Non vogliamo la conoscenza, ma la certezza

L’essere umano non vuole la conoscenza, ma la certezza, anche a scapito della verità.

La ricerca della certezza nasce infatti dal nostro bisogno di avere dei punti di riferimento stabili per la paura dell’imprevisto, dell’ignoto, per la nostra incapacità di accettare le incertezze della vita, la sua fragilità, la sua relatività e la sua precarietà.

Se da una parte è quindi comprensivo il nostro bisogno di certezza, dall’ altra parte però  si scontra con la realtà, in quanto la sicurezza e la certezza non sono di questo mondo: “la vita si vive nell’ incertezza, per quanto ci si sforzi del contrario. […] nessuna [decisione] sarà esente da rischi e assicurata contro insuccesso e rimpianti tardivi” (Zygmunt Bauman, L’arte della vita, 2008).

Una caratteristica della condizione umana riguarda  il modo di affrontare  e ridurre l’ incertezza ed è proprio  questa condizione a dare senso alla nostra esistenza: “l’uomo non sa mai cosa succederà ed è bello che non lo sappia. Se fosse prevedibile, non varrebbe la pena vivere la vita. Se tutto fosse come vuole lui e se tutto fosse una certezza, non sarebbe un uomo, sarebbe una macchina. La certezza e la sicurezza esistono solo per le macchine”, scriveva  Osho.

Se avessimo avuto la certezza, saremmo stati condannati all’ immobilismo, perché il certo ed il sicuro non favoriscono la curiosità, la ricerca, l’esplorazione, il poter scegliere,  il cambiamento. E’ il dubbio e l’ incertezza invece che ci fanno migliorare, è da essi che nascono le idee più interessanti, che abbattono gli stereotipi ed i pregiudizi.  Il forse è una  parola straordinaria, in quanto ci prospetta delle opportunità, ci fa scoprire strade insolite e ci spinge verso l’infinito.

L’incertezza  è infatti apertura nei confronti di ciò che potrà succedere, è andare oltre l’ovvio, è ricerca, sfida,  passione, avventura, è la vita: “stare all’erta, ecco la vita; essere cullato nella tranquillità, ecco la morte” (Oscar Wilde).

 

 

 

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