Elogio dell’ inutile

Il valore dell’inutile va difeso soprattutto in un momento storico, come l’attuale, in cui, vittime di una logica utilitaristica, non consideriamo che tutti i saperi e tutto ciò che viene considerato inutile, perché non produce guadagni, sono in realtà estremamente utili per l’umanità.

Anche in periodi di crisi è falso infatti pensare che solo ciò che dà profitti  sia  utile e che, in quanto quantificabile, abbia valore. Naturalmente  non voglio condannare il profitto, ma il fatto  che la nostra società ha elevato  l’utile ad unico fine e che considera positivo solo ciò che genera un guadagno ed inutile ciò che non produce dei profitti.

Quando vado ad un  concerto o visito una mostra o leggo un libro o quando ammiro il panorama dalla finestra o mi fermo a contemplare le onde del mare o le cime dei monti, che si innalzano maestosi o mi fermo ad ammirare la bellezza di un giardino fiorito o di un tramonto, forse perdo inutilmente il tempo, per il solo fatto che  non guadagno nulla dal punto di vista economico? Certamente non guadagno  nulla  economicamente,  ma ottengo tantissimo dal punto di vista spirituale e psicologico, in quanto ciò che più conta è il godere  di quello che ci circonda e di tutto  ciò che ci fa star bene, anche se non è monetizzabile.

Niente perciò risulta più utile ed indispensabile all’ uomo di quello che può sembrare inutile. Se a dare importanza alla nostra vita dovesse  essere soltanto il profitto, sarebbero allora misconosciuti i veri valori, il senso  della gratuità e del disinteresse,  l’importanza del silenzio, il piacere dell’inatteso e della contemplazione, il godimento dell’ otium, come cessazione di attività particolarmente utili e redditizie,  il valore della conoscenza fine a se stessa e non perseguita per un vantaggio immediatamente spendibile e soprattutto il piacere di conoscersi e di crescere.

 

 

 

 

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